

Arrivato là, trovai un piccolo quadro dove, sulla parte interna del vetro che lo ricopriva, si notava dell'umidità e delle chiare linee che colavano dagli occhi dell'immagine (ancora oggi l'icona ne conserva chiaramente le tracce). Nel portico molte persone, più che altro curiosi o "cacciatori di miracoli", si aggiravano con fare un po' da turista e un po' mi vergognai di essere capitato lì per quel motivo. I responsabili della chiesa, infatti, non hanno mai cercato di pubblicizzare il fatto, anzi.

Qualche giorno fa sono tornato perché avevo deciso di scrivere un articolo su San Nicola e volevo prendere delle foto per completarlo.
Sono arrivato lì, in una giornata d'agosto assolata e silenziosa; un canto ortodosso risuonava dolce fra il portico e la navata ed io mi sono messo in un angolo, all'inizio della chiesa, ad ascoltare, ad osservare più col cuore che con gli occhi. Mi sono lasciato trasportare da quella voce, dal profumo sottile dell'incenso e, d'un tratto, ho sentito delle lacrime salire ai miei occhi. Subito ho ripreso il controllo delle mie emozioni, stupito da questo evento inaspettato, sedendomi poi nel portico, davanti ad un altare con una grande icona. Assorto, cercando di capire quel che mi era capitato, d'improvviso le lacrime sono tornate, stavolta senza che cercassi di impedire che quel fiume di dolore sgorgasse. Senza cercare di capire.

Mi sono sentito come lavato dentro, una porta che si schiude, una sensazione profonda che mi ha riempito il cuore e non la testa.
Per favore, se andrete a visitare questa piccola oasi silenziosa, non cercate le lacrime piante dall'icona, ma quelle nascoste nel vostro cuore.