La strada

Si tratta di un romanzo, non si parla di spirito né di evoluzione, è, anzi, un libro estremamente crudo e, a tratti, di una fredda ferocia, pur se nei toni non trascende mai un certo livello. Il livello costante della narrazione rende molto bene la desolazione del panorama e delle anime.
La storia si svolge in un mondo distrutto (non si parla mai della causa scatenante) in cui si aggirano pochi sopravvissuti che cercano in ogni modo di procurarsi del cibo e quegli oggetti che possono permettergli di sopravvivere ancora un po'.
In questo mondo apparentemente senza speranza, si aggirano il protagonista ed il suo bambino. Non sappiamo i loro nomi: non vengono mai detti. Li conosciamo solo come padre e figlio nelle loro sporadiche discussioni. Alcuni hanno detto che McCarty ha una visione disperata del mondo: non si parla di Dio, non si parla di futuro, eppure in qualche modo questo libro, per me, è pervaso da una sottile linea di speranza, di voglia di vivere. Un libro sulla bontà umana, come lo ha definito lo stesso autore.

E questa sottile speranza, quasi persa fra le linee della sofferenza silenziosa, è quello che voglio condividere con voi.

 

"Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso."

 

Cormack McCartyla_strada

 

La strada

 

Einaudi

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