Le Voci Della Liberta’

Le Voci Della Liberta’
Sulla destra c'è un viale alberato, lo stesso in cui amavo passeggiare da bambina, ma qualcosa è cambiato. Non mi sembra più così maestoso, anzi, lo trovo più piccolo, quasi fosse rimpicciolito. Il punto è che i bambini hanno la capacità di vedere la realtà con occhi diversi.
In questo periodo avrei aspettato la neve per giocare, rotolarmi in quei mucchi bianchissimi e fare un bel pupazzo; ora no. Certo, mi riempie ancora di allegria, ma non l'aspetto più con la stessa gioia che provavo da piccola. Forse il trucco sarebbe semplicemente non dimenticare chi siamo stati in passato. E mica per le similitudini pascoliane col fanciullino, che è retorica trita e ritrita. No, quello è un inquilino che porteremo fino alla fine, perché abbiamo tutte le età già raggiunte.

In realtà, saper ascoltare il fanciullo non è così semplice.
L'adulto crede di averlo messo da parte, ma la sua voce continua a farsi sentire e necessita di essere udita. Perdere la spensieratezza è consegnarsi allo stato che Immanuel Kant, nel suo Gesammelte Schriften, definisce con precisione: «Da un legno così storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può costruire nulla di perfettamente dritto».
In quel pensiero c'è la consegna della verità. Nessuno sfugge alla propria natura, tantomeno io. Io che sono cresciuta, ma continuo ad essere la bambina di un tempo. Lo sguardo gonfio di stupore e meraviglia è cambiato, la percezione sensoriale non è più la stessa, ma dentro di me i ricordi sono ancora limpidi. Servono al cervello per attualizzare quelli recenti, per dare corpo e consistenza alle cose, aggiornando il database interiore.

Il richiamo è spontaneo, immediato: è sufficiente che io guardi intorno: il mondo ha cambiato i suoi colori, l'inverno sta arrivando. L'autunno è una di quelle fasi che riescono a inoculare malinconia; le foglie ormai secche dovranno rinascere in un'altra stagione, quando la temperatura sarà più mite e ci saranno nuovi ardori nell'aria, le linfe della primavera.
Eppure le foglie dai colori variopinti disegnano tappeti incantevoli, vien davvero voglia di stendersi e farsi abbracciare dall'autunno, che trasmette calore e confidenza. Intanto arrivo a casa: l'aria sa di buono e la malinconia si è andata ritirando come la marea. Mi pare quasi di sentire il profumo della cenere del camino. Quell'odore per un attimo mi riporta al passato, a quando mia nonna sfornava il pane dal forno a legna. Amava la campagna e spesso mi portava con lei, a correre dove non c'erano argini di cemento e scheletri di ecomostri.

Si sarà capito: amo la divagazione, il più possibile slegata dai canovacci dello stereotipo. A volte ci cado, è vero, ma è l'intima e insopprimibile necessità di restare coi piedi per terra, nonostante la mente s'involi altrove. Il legno storto si può raddrizzare solo con il pensiero.
Perciò mi abbandono, non c'è cosa più audace che potersi rifugiare e trovare comprensione come in un sogno. Mi sento cullata, protetta, nell'unica dimensione che nessuno può inquinare. In fondo, la libertà è una conquista dell'animo, perché oggettivamente è difficile svincolarsi dalle catene che noi stessi ci annodiamo attorno. Penso al mito della caverna di Platone.
L'uomo si ritrova nella caverna, in catene; non riesce a cogliere la realtà esterna a lui perché non ha mai abituato i suoi occhi alla luce del sole, così percepisce solo una piccolissima parte della realtà. Di mio invece voglio aprirmi, uscire dalla caverna. Voglio provarci, sbagliare, cadere, ma riuscire a cozzare contro i vincoli: «Chi non prova non ha mai vissuto».

 
A pagina millequarantatre del mio vocabolario, la libertà è definita come la condizione di chi può agire senza costrizioni di qualsiasi genere.
Analizziamo il termine. C'è chi la interpreta come l'assenza di ogni legame, una sorta di stato brado privo di regole e del tutto simile all'anarchia; chi la concepisce come gli enciclopedisti, che credono al progresso lineare degli eventi, ossia «un unico movimento ascendente dell'umanità dalle tenebre alla luce; un movimento che dopo molte deviazioni e tanto inciampare culmina nel regno ideale del sapere e della virtù, i due valori che donano la serenità».
Per qualcuno è l'ansia di uno spazio in cui un uomo possa tentare di realizzarsi senza ingiunzioni o coercizioni di padroni, prevaricatori, persuasori, dominatori d'ogni tipo. È indubbio che facendo solo ciò che piace si rischia di distruggere il vicino e noi stessi, con la "filosofia della rivoluzione". Qui, la libertà diviene un valore qualunque fra gli altri, ed è fatale che nell'ora della rivolta venga dimenticata, esautorata.
C'è infine chi la vede secondo l'ottica del pluralismo culturale, ovvero un'ideale mescolanza di valori, costumi e culture – anche incompatibili fra loro – che si fondono nelle forme più compiute; e chi la considera una divagazione dal solito percorso, un viaggio senza meta precisa, pressappoco come le canzoni dei Nomadi. Nel mio caso, le prendo come un segno, un suggerimento. D'altronde, sarebbe troppo semplice avere subito le risposte, la magia della scoperta svanirebbe nel nulla.
 

EVENTI

Antonio Franco | Breath Trainer & Counselor
info@innerbreathing.org
P.I 08904860965, C.F. frnntn64h08e783z
Professionista normato
ai sensi della legge 4/2013

INFORMATIVA PRIVACY | INFORMATIVA UTILIZZO COOKIES

L'utilizzo del materiale prodotto da questo sito è possibile solo citando la fonte. Per i materiali dei quali ci è stato concesso l'uso, occorre l'autorizzazione del legale proprietario degli stessi.