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Io, mente, corpo...

Articoli / Buddhismo
Inviato da kaisho 14 Mag 2014 - 15:59

Alexandra David-NeelQuesto brano è un estratto da "Gli insegnamenti segreti delle sette buddiste tibetane [1]", di Alexandra David-Neel. Siamo così abituati alla realtà dell'esistenza della nostra mente che un piccolo accenno alla sua inconsistenza può destabilizzare le nostre certezze e spingerci a guardare nell'abisso oltre la mente. Spero che queste brevi righe possano gettare un ponte fra voi e questa grande donna e invogliarvi a leggere il suo libro.
 
 


«Sarebbe meglio identificare l'Io con il corpo che con la mente, perché il corpo può durare per uno, due o cento anni, mentre quella che chiamiamo mente, pensiero o conoscenza, appare e scompare in un perpetuo stato di mutamento.
Come la scimmia che gioca nella foresta afferra un ramo e poi lo lascia per afferrarne un altro, così quella che chiamiamo mente, pensiero o conoscenza, appare e scompare in mutamento continuo, giorno e notte».¹

...secondo gli insegnamenti segreti, bisogna arrivare a capire, a vedere, a sentire, che non esiste nessuna corrente identificabile con la propria mente, e quindi che non esiste una pluralità di correnti identificabili con le menti degli altri individui, che esiste una corrente unica, che è Kun Ji namparshéspa, l'insieme delle attività mentali che operano senza che sia possibile riconoscere il punto di partenza. In questa totalità è immersa quella che noi chiamiamo la nostra mente, la mente che cerchiamo con tanta fatica di definire, di delimitare. Fatica vana: che ne siamo coscienti o meno, i pensieri che pensiamo non sono i nostri pensieri, i desideri, i bisogni che proviamo non sono affatto nostri, l'attaccamento sfrenato per la vita, la sete di esperienza, niente di tutto questo è completamente nostro, tutto è collettivo, è il flusso, in movimento, di innumerevoli momenti di coscienza-conoscenza provenienti dalle profondità dell'eterno.
Statue del BuddhaEd ecco che riappare, in un'altra forma, il concetto dell'ayala vijinâna, il miscuglio di «semi», prodotti dalle azioni, che determinano nuove azioni grazie alle «memorie», come le chiamano i tibetani.
Tuttavia non basta sentire queste cose o leggerne l'esposizione nelle opere filosofiche. Bisogna vederle, vederle con l'aiuto della visione trascendentale, del lhag thong che ci rende capaci di discernere cose mai viste prima.
Lhag thong, la visione che va al di là delle apparenze, oltre la superficie delle cose, è suscettibile, come qualunque altra facoltà, di miglioramento e sviluppo. Sta a noi compiere questo passo avanti, per prepararci alla più affascinante delle esplorazioni.

                                                                                  Alexandra David-Neel

 

 



¹ Dal Samyutta Nikâya (attribuita al Buddha Sakyamuni).

La copia del libro in mio possesso è un reprint e non riporta intestatari dei diritti di autore. Qualora qualcuno si sentisse leso dalla pubblicazione del testo, mi contatti.



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