Questo insegnamento del maestro sufi Al-‘Arabī Ad-Darqāwi, autore di "Lettere di un maestro Sufi", parla a tutti coloro che, per vari motivi, dicono (e si dicono) che gli impegni della vita moderna impediscono di seguire un percorso di evoluzione personale ad un livello costante. Lo dedico a tutti quelli che si trovano in questa situazione, ma lo dedico anche a me, per tenere alla memoria che c'è sempre tempo e che non bisogna sprecarlo.
"Ascoltate quel che ho detto ad un nostro fratello per fargli coraggio. Egli temeva, come molti dei nostri, di prender moglie a causa delle tentazioni che il matrimonio comporta. Gli parlai dunque così: esistono uomini i quali, senza essere eletti¹, vivono fra molteplici occupazioni come se non ne avessero alcuna, mentre altri, che devono provvedere soltanto a loro stessi, si affannano a tal punto da essere sempre in gran pena. Questo accade perchè non cessano mai di far progetti e di gravarsi di mille occupazioni. Mi sembra dunque - ma Dio ne sa infinitamente di più - che i veri uomini² non permettano che nulla li distragga dal loro Signore, e la preoccupazione per la famiglia è la meno importante. Su cosa fa affidamento allora chi di voi aspira all'unione e, a tal fine, abbandona ogni attività tendente al guadagno in questo mondo o nell'altro? C'è qualcuno di più stupefacente di chi incolpa la sua attività professionale, per non aver saputo perfezionarsi da solo? Egli dice: «Se avessi abbandonato i miei affari per occuparmi totalmente del mio Signore, sarei in uno stato migliore»; eppure vi sono nella sua vita molti momenti liberi: egli non li vede, e non s'incolpa per il fatto di sciuparli senza occuparsi del suo Signore. Sono questi il suo traviamento e la sua perdita: infatti sarebbe più conveniente per lui non accusare i suoi affari d'avergli fatto trascurare la salvezza della sua anima e quella della sua famiglia, se nei momenti liberi non paga la parte dovuta al suo Signore. Salute a voi.
Al-‘Arabī Ad-Darqāwi
Nota: ¹Si intende che non sono predestinati o diversi dagli uomini comuni.² O uomini virili (ar-rijâl). L'accezione è simile al latino vir, ovvero la virilità non intesa come attributo sessuale, ma come aspetto di integrità e maturità.
Il libro, tradotto dall'arabo e curato da Titus Burcjhardt, è tradotto in italiano dal francese da Giorgio Jannaccone e edito da SE nella collana "Conoscenza religiosa".